Villetta Vacanze nel Salento
nnnnnnnnnnnnn... San Pietro in Bevagna (TA)


S T O R I A FEF T R A D I Z I O N I FD E L L AF F I E R A FP E S S I M A FD I FM A N D U R I A

La Fiera "Pessima" si svolge ogni anno dal 9 al 12 Marzo in occasione della Festa del Santo Patrono di Manduria "San Gregorio Magno". E' ubicata nell'area mercatale di Viale Piceno (Circonvallazione); ogni anno diversi espositori dai diversi e disparati generi commerciali, tra cui il più importante quello del settore agricolo, espongono i loro prodotti con nuove innovazioni.

O R I G I N I

 
Risalirebbe ai primi anni del XV secolo, quando la regina Giovanna II d’Angiò, in riconoscimento dell’aiuto ricevuto dall’allora Casalnuovo (oggi Manduria) in un periodo particolarmente difficile e turbolento del Reame di Napoli, avrebbe concesso a Casalnuovo l’autorizzazione a tenere una fiera dal 1 al 15 marzo di ogni anno.
Purtroppo non esiste alcuna documentazione certa, se non quella della tradizione, confermataci dal Tarentini nei suoi Cenni storici di Manduria, laddove, tra l’altro, ci fa sapere che le carte relative a tale concessione sono andate disperse.
Un dato certo è quello che nel 1742 il re di Napoli Carlo di Borbone fissò la fiera nei giorni dall’ 1 al 12 marzo, a seguito del ricorso della città di Lecce e di Ostuni, che vedevano penalizzato lo svolgimento delle proprie fiere. La fiera era già consolidata ed affermata e la sua popolarità sul territorio era tale da compromettere il buon esito delle altre fiere consimili.
Nel 1832 un altro decreto reale ridusse la durata della fiera dal 9 al 12 marzo, durata che sostanzialmente, salvo temporanee varianti, è quella tuttora vigente.

I L DP E R C H E' DD E LD N O M ED "F I E R AD P E S S I M A"

 
Un accenno va fatto al perché dell’aggettivo “pessimo”, aggettivo che, per quanto risulta, compare nei primissimi anni dell’Ottocento. Deve essere scartata l’ipotesi dei cattivi affari, che non troverebbe alcuna giustificazione, considerate le lagnanze di altre città, senza contare che la fiera avrebbe finito con l’estinguersi; quindi più attendibile è quella legata al cattivo tempo che quasi sempre, durante il periodo fieristico, imperversa sul nostro territorio. Quasi sempre forte vento, talvolta pioggia, in qualche anno addirittura la neve.
Tuttavia, anche se è un’ipotesi azzardata, ma forse non del tutto infondata, è quella che avanzavo in una nota pubblicata sul “Cittadino Jonico” del marzo 2006. L’ipotesi è collegata ad un episodio di cronaca nera verificatosi in Manduria durante la fiera del 1795. Nel 1792 era venuto in Manduria, proveniente da Cava dei Tirreni, un tale Pietro Salsano, rivelatosi ben presto un tipo rissoso, prepotente, violento, protagonista di estorsioni e ferimenti, culminati durante la fiera del 1795, nell’omicidio di un mercante per futili motivi e nel ferimento di un altro (nell’ anno successivo il Salsano fu ucciso dai gendarmi venuti da Lecce per arrestarlo). Il fatto delittuoso creò nel paese grande scompiglio: la gente si rifugiò in casa, i mercanti tolsero le tende ed andarono via. Ciò forse potrebbe aver determinato l’aggettivo di “Pessima”, tramandatosi negli anni successivi, e troverebbe conferma nel fatto che tale aggettivo inizia ad essere adoperato tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’ ‘800.
Per completezza della notizia storica ricordo come il Salsano nel 1793 aveva sposato, malgrado la forte contrarietà della famiglia, Anna Felice Pacelli, sorella dell’insigne ecclesiastico Giuseppe Pacelli, cultore di storia patria, docente nei Seminari, geografo, autore del famoso “Atlante Salentino”.
Da tale matrimonio erano nate due figlie: Colomba e Carmela. Quest’ultima sposò Pietro Prudenzano e fu quindi la madre di Francesco Prudenzano, illustre letterato ed educatore, autore di numerose opere e docente all’università di Napoli.


I L DP E R C H E' DD E L L A AF I E R A

 
La fiera naturalmente va inquadrata in quella che era la sua funzione nei secoli passati, quando, non esistendo i mezzi di comunicazione attuali e le industrie nel senso moderno del termine, l’attività economica e sociale si basava principalmente sulla lavorazione dei campi, la vendita o lo scambio dei prodotti della terra, la lavorazione della terra, l’allevamento del bestiame. La fiera era l’occasione principe per provvedersi di vestiario, stoviglie, cibarie particolari, attrezzi da lavoro, animale da allevamento e da lavoro, tutto ciò insomma che nei paesi di provincia non era facile procurarsi, in quanto le modeste attività commerciali ed artigianali potevano al più sopperire alle esigenze minute della popolazione.
Ancor di più punto di riferimento e d’incontro per i cittadini era la nostra fiera, fissata in un periodo cruciale della vita cittadina, vale a dire tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, con la conseguente necessità di approvvigionamenti per la stagione che stava per arrivare, per la vita quotidiana familiare, ma sopratutto per il lavoro nei campi. Non a caso oltre alla fiera per la vendita e lo scambio delle merci più svariate, a Casalnuovo si svolgeva anche la fiera degli animali (detta in dialetto fiera ti li ciucci)


 

 
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